SANT’ERASMO VESCOVO E MARTIRE- TANTE NOTIZIE E INFORMAZIONI

o8f6zp.jpg884268250.jpgkdwf0k.jpg                                       TANTE NOTIZIE SU SANT’ERASMO

La vita di Sant’Erasmo è sospesa fra storia e leggenda poiché non possediamo fonti documentarie dirette che narrino con certezza gli eventi della sua esistenza terrena. Ciò che è certo è che egli è nato nel 3° secolo dopo Cristo ad Antiochia ed è morto, martire, nel 303, in seguito alle persecuzioni di Diocleziano. Di famiglia benestante, si narra che abbia studiato a Roma fin da piccolo e che la sua fede si forgiò, fortissima, fin dalla più tenera età. Intorno ai quarant’anni divenne vescovo di Antiochia. E qui la sua vita assume le tinte della leggenda: bisogna attingere alla “Passio” compilata nel VI secolo e che è sicuramente leggendaria. Qui si narra che quando scoppiò la persecuzione contro i cristiani da parte di Diocleziano e Massimiano, Erasmo era già vescovo. Per cercare di sfuggire alla persecuzione, si nascose per sette anni in una caverna del monte Libano. Ritornato in città con l’intenzione di affrontare anche la morte pur di diffondere la fede in Cristo, fu arrestato e condotto al tribunale dell’imperatore che, alternando lusinghe a tormenti, cercò di persuaderlo a sacrificare agli dei e a rinunciare alla sua fede; ma Erasmo fu irremovibile e rimase saldo nella fede e, perciò, fu rinchiuso in carcere. Liberato miracolosamente dall’intervento di un angelo, si recò nell’Illirico dove, in sette anni di infaticabile predicazione, convertì quattrocentomila persone. Arrestato di nuovo, stavolta per ordine di Massimiano, fu condotto a Sirmio dove, in segno di sfida, abbatté un simulacro e convertì altre quattrocentomila persone, molte delle quali furono uccise. Erasmo, dopo essere stato ancora tormentato orribilmente, fu rinchiuso in carcere. Fu liberato allora dall’arcangelo Michele che lo condusse a Formia, e qui, sette giorni dopo, spirò il 2 giugno 303, essendo stato martirizzato, pare, tramite eviscerazione (gli furono strappati gli intestini) e leggenda vuole che le visceri gli fossero legate ad un argano: il famoso dipinto di Poussin ritrae proprio tale scena per raffigurare il martirio del Santo.
Fu sepolto dal vescovo formiano Probo nella parte occidentale della città, nei pressi dell’anfiteatro (oggi teatro) e il suo corpo rimase in quel luogo fino alla traslazione nel castro di Gaeta. Trent’anni dopo le invasioni saracene del IX secolo, proprio a Gaeta, il vescovo Bono ed il patrizio Docibile, essendo state rinvenute le ossa nella chiesa di S. Maria del Parco, fecero erigere una chiesa (oggi Cattedrale) degna di cotanto santo.
La Passio si conclude con il ricordo dei miracoli che ancora al tempo di Gelasio avvenivano sia nel luogo dove era la prima tomba, a Formia, sia nel luogo, a Gaeta, dove trovò definitva sepoltura.
I successivi ritrovamenti archeologici hanno comunque confermato i dati storici della Passio. Gli scavi archeologici a Formia e Ochrida hanno restituito la tomba e il culto.
Il nome del Santo, Elmo o Elm, è frutto di una trasformazione nel corso dei secoli, soprattutto ad opera dei marinai, da Erm a sua volta derivato da Erasmo.
I monaci benedettini furono particolarmente legati al culto per il santo martire. Anche Gregorio Magno si interessò alla sua vita e aiutò la nascita della cattedrale formiana. Il culto è attestato lungo l’Appia ed è certamente la cultualità più antica: l’evangelizzazione di Erasmo potrebbe essere avvenuta proprio lungo la strada consolare.
Al tempo del Ducato di Gaeta (IX-XII secolo) Erasmo era stato proclamato patrono della città: il culto fu propagato via mare dai marinai e commercianti gaetani nei porti del Tirreno. Attorno ai santi patroni si identificava e consolidava la società cittadina. Durante il Medioevo il suo culto si consolidò e venne inserito tra i cosiddetti Santi ausiliatori quale patrono dei marinai e protettore dei malati di stomaco. La memoria liturgica si festeggia il 2 giugno.
Fu proprio tra i marinai che il nome di Sant’Erasmo si mutò in quello di Elmo ed ebbe un curioso seguito, ovvero le spettrali fiammelle che si vedono, o si vedevano un tempo, sugli alberi e i pennoni delle navi, prima o dopo tempeste di mare, e che sono dovute a scariche di elettricità statica: esse vennero chiamate comunemente fuoco di “Sant’Elmo”. Si volle, così, attribuire questo fenomeno alla protezione che il Santo sicuramente non avrebbe fatto mancare ai marinai, trasformando la loro nave a guisa di un grande candelabro, che alzava al cielo la richiesta della salvezza contro le forze scatenante della natura.
Dal santo prende nome anche la bella isola di Sant’Erasmo, situata nella zona nord della laguna di Venezia.
Sant’Erasmo è il patrono di:
Castel Goffredo, in provincia di Mantova, dove è compatrono con san Luca Evangelista.
Civitella Messer Raimondo in provincia di Chieti.
Formia, dove è patrono con San Giovanni Battista.
Gaeta, dove è patrono con San Marciano.
Legnano, dove è patrono dell’omonima Contrada, una delle otto che ogni anno gareggiano nel palio.
Porto Ercole.
Roccagorga in provincia di Latina.
Santeramo in Colle, un comune della provincia di Bari gemellata con la città di Formia.
Succiano di Acciano in provincia dell’Aquila.

ALTRE NOTIZIE
Fonti degne di fede attestano l’esistenza di un s. Erasmo, martire, vescovo di Formia, il cui culto era molto diffuso nella Campania e nel Lazio. La più antica è il Martirologio Geronimiano in cui Erasmo è ricordato il 2 giugno S. Gregorio Magno alla fine del sec. VI, scrivendo al vescovo Bacauda di Formia, attesta che il corpo del santo era conservato in quella chiesa: “Formianae ecclesiae in qua corpus beati Herasmi martyris requiescit”. Lo stesso pontefice ricorda due monasteri dedicati ad Erasmo: uno a Napoli e l’altro posto “in latere montis Pepperi” presso Cuma. Anche Roma aveva un monastero dedicato al santo sul Celio, nel quale fu educato da giovane il papa Adeadato (m. 619) che poi, da pontefice, lo ampliò e lo arricchì di beni e privilegi. Altri monasteri intitolati ad Erasmo erano presso Formia (detto anche di Castellone) e presso Itri “in valle Itriana”.
Il nome di Erasmo, oltre che nei martirologi storici, donde è passato nel Romano, era inserito nel Calendario marmoreo di Napoli. Nell’842, dopo che Formia era stata distrutta dai Saraceni, le sue reliquie vennero trasferite a Gaeta e nascoste in un pilastro della chiesa di S. Maria, dove furono rinvenute nel 917 dal vescovo Bono. Da quel tempo Erasmo fu proclamato patrono di Gaeta e furono anche coniate monete con la sua effigie. Il 3 febbraio 1106 Pasquale II consacrò la cattedrale di Gaeta in onore della Vergine e di Erasmo Nel Medio Evo il santo fu annoverato tra i cosidetti santi Ausiliatori e invocato specialmente contro le epidemie, mentre i marinai lo venerano come patrono col nome di S. Elmo.
Sulla personalità di Erasmo purtroppo siamo male informati poiché la passio, compilata con molta probabilità verso il sec. VI, è favolosa e leggendaria, né può aver maggior valore una biografia attribuita, senza solido fondamento, a Gelasio II (1118-19). Da questi scritti appare evidente come gli autori niente sapessero di sicuro intorno ad Erasmo se non ch’era stato vescovo di Formia ed era morto martire al tempo forse di Diocleziano.
Secondo la passio, dunque, Erasmo era oriundo di Antiochia. Quando scoppiò la persecuzione era già vescovo e si nascose per sette anni in una caverna del monte Libano. Ritornato in città fu arrestato e condotto al tribunale dell’imperatore che con lusinghe e tormenti cercò di persuaderlo a sacrificare agli dei; ma Erasmo rimase saldo nella fede e fu rinchiuso in carcere. Liberato miracolosamente, si recò nell’Illirico dove in sette anni convertì quattrocentomila persone. Arrestato ancora una volta per ordine di Massimiano, fu condotto a Sirmio dove abbatté un simulacro e convertì altre quattrocentomila persone, molte delle quali furono immediatamente uccise, mentre Erasmo, dopo essere stato ancora tormentato orribilmente, era rinchiuso in carcere. Fu liberato allora dall’arcangelo Michele che lo condusse a Formia, ed ivi sette giorni dopo placidamente morì.

SANT’ERASMO E FORMIA
Il nostro Protettore Sant’Erasmo, Vescovo e Martire, subì il martirio durante la decima persecuzione contro i Cristiani che fu ordinata dagli Imperatori Rom ani Diocleziano e Massimiano.
 Verso la fine dell’anno 302 l’Imperatore Diocleziano decise di mettere in atto il disegno di sterminare per sempre tutti i Cristiani dalla faccia della terra, e decretò la persecuzione più terribile e sanguinosa di tutte le altre precedenti.
 Un editto speciale colpiva i Vescovi e i Sacerdoti ed ordinava di metterli alla tortura e forzarli ad abiurare la fede, pena la morte.
Fu così che migliaia di Cristiani subirono il martirio, ma il sangue dei Cristiani fu seme di nuovi credenti.
 Sant’Erasmo subì il martirio durante la persecuzione di Diocleziano.
Egli nacque nella seconda metà del III secolo nella città di Antiochia, capitale della Siria, prima sede del Cristianesimo; per i suoi grandi meriti, ancora molto giovane, fu eletto Vescovo di una città del Patriarcato di Antiochia.
 All’ inizio della persecuzione Sant’Erasmo si rifugiò nel deserto del monte Libano ed ivi condusse una vita così pura, mortificata e santa che divenne l’ammirazione di tutto il popolo. Sant’Erasmo, ritornato in città, fu arrestato dai soldati di Diocleziano.
La Passio che narra la vita di sant’Erasmo risale al VI secolo, ma è ampiamente leggendaria. Vi si racconta che Erasmo era vescovo di Antiochia. Quando iniziarono le persecuzioni contro i cristiani egli si rifugiò dapprima in una caverna, poi, scoperto, venne incarcerato per non aver voluto sacrificare agli idoli pagani. Venne in seguito liberato miracolosamente e, dopo aver convertito a più riprese un numero altissimo di persone  e aver compiuto altri miracoli e subito persecuzioni, venne infine condotto, per opera dell’arcangelo Michele, a Formia, dove morì dopo sette giorni.

ALTRE INFORMAZIONI
Fonti degne di fede attestano l’esistenza di  s. Erasmo, martire, vescovo a Formia, il cui culto era molto diffuso nella Campania e nel Lazio. La più antica è il Martirologio Geronimiano in cui Erasmo è ricordato il 2 giugno S. Gregorio Magno alla fine del sec. VI, scrivendo al vescovo Bacauda di Formia, attesta che il corpo del santo era conservato in quella chiesa: “Formianae ecclesiae in qua corpus beati Herasmi martyris requiescit” (Reg. Ep., I, 8). Lo stesso pontefice ricorda due monasteri dedicati ad Erasmo: uno a Napoli (Reg. Ep., IX, 172) e l’altro posto “in latere montis Pepperi” presso Cuma (Reg. Ep., I, 23). Anche Roma aveva un monastero dedicato al santo sul Celio, nel quale fu educato da giovane il papa Adeadato (m. 619) che poi, da pontefice, lo ampliò e lo arricchì di beni e privilegi (Lib. Pont., I, 346). Altri monasteri intitolati ad Erasmo erano presso Formia (detto anche di Castellone) e presso Itri “in valle Itriana”.
Il nome di Erasmo, oltre che nei martirologi storici, donde è passato nel Romano, era inserito nel Calendario marmoreo di Napoli. Nell’842, dopo che Formia era stata distrutta dai Saraceni, le sue reliquie vennero trasferite a Gaeta e nascoste in un pilastro della chiesa di S. Maria, dove furono rinvenute nel 917 dal vescovo Bono. Da quel tempo Erasmo fu proclamato patrono di Gaeta e furono anche coniate monete con la sua effigie. I1 3 febbraio 1106 Pasquale II consacrò la cattedrale di Gaeta in onore della Vergine e di Erasmo Nel Medio Evo il santo fu annoverato tra i cosidetti santi Ausiliatori e invocato specialmente contro le epidemie, è protettore dei malati di stomaco, per via della tradizione che fosse stato eviscerato da un argano. In realtà non esistono fonti agiografiche che parlino di questo supplizio. Probabilmente le prime raffigurazioni del santo lo ritraevano, quale patrono dei marinai, accanto ad un argano, che, nell’immaginazione popolare, divenne strumento di martirio. I marinai lo venerano come patrono col nome di S. Elmo.
Patronati
Dal santo prende nome anche la bella isola di Sant’Erasmo, situata nella zona nord della laguna di Venezia.
Sant’Erasmo è il patrono di:
 Castel Goffredo, in provincia di Mantova, dove è compatrono con san Luca Evangelista.
 Civitella Messer Raimondo in provincia di Chieti.
 Corbara in provincia di Salerno.
 Formia, dove è patrono con San Giovanni Battista. Gli è dedicata una chiesa che si trova in località Mola.
 Gaeta, dove è patrono con San Marciano. Gli è dedicata una chiesa.
 Jerzu, nella provincia dell’Ogliastra
 Legnano, dove è patrono dell’omonima Contrada, una delle otto che ogni anno gareggiano nel palio.
 Porto Ercole.
 Roccagorga in provincia di Latina.
 Santeramo in Colle, un comune della provincia di Bari gemellata con la città di Formia.
 Succiano e Beffi di Acciano in provincia dell’Aquila.
 Porciano, piccola frazione del comune di Ferentino (FR).
 Capaci, in provincia di Palermo.
 San Donato di Tagliacozzo, provincia dell’Aquila
 Reitano, in provincia di Messina
 un rione di Santa Maria Capua Vetere.
 Bassiano in provincia di Latina.
 Lerici in provincia della Spezia
 Gragnano, co-patrono, venerato nella Parrocchia omonima.

Atti del martirio di sant’Erasmo vescovo di Antiochia

Sia il Martirologio geronimiano che il Martirologio romano fissano al 2 giugno la memoria di s. Erasmo, vescovo e martire di Formia in Campania, che subì il martirio sotto Diocleziano e Massimiano, dopo innumerevoli torture. Al di là di questo dato nulla di storicamente certo è attestato se non la presenza delle sue reliquie nella città di Formia, di cui accenna papa Gregorio Magno nel suo epistolario. I leggendari Acta del santo, risalenti al sec. VI., sono probabilmente il risultato della rielaborazione di questi pochi dati certi sul vescovo di Formia, con la storia e gli atti di altri santi omonimi quali lo ieromartire Erasmo di Antiochia ricordato nei sinassari al 4 maggio, l’eremita Erasmo di Ohrid anch’egli ricordato al 2 giugno e un’Erasmo asceta confessore della fede di cui si fa memoria al 18 giugno. Le differenze, da luogo a luogo, nella memoria storica e liturgica, unite a quelle sul piano iconografico avvalorano tale ipotesi. Si potrebbero spiegare così i due similari processi, stando al racconto celebrati in successione temporale di fronte i due augusti dell’epoca, ma che forse erano originariamente due testi diversi attinenti gli altri Erasmo, con-fusi già nell’antichità e finiti col diventare un unico personaggio con quello di Formia.
Sulla base di questi Acta del VI secolo fu composta la passio attribuita a Gelasio II[1] (1118-19), che benché più elaborata e arricchita di edotte citazioni storico-ecclesiastiche, nulla aggiunge di più se non ulteriori incongruenze ed anacronismi.
            Sedendo imperatore Diocleziano si levò persecuzione ai cristiani, che qualunque si fosse trovato, che non sacrificasse agl’Iddii, a furia di molti tormenti si morisse. Udendo queste cose il beato Erasmo mosse al diserto per sette anni, dove operò molto di meraviglioso nel monte, che si appella Libano, innalzando dì e notte supplichevoli voci al Signore. Mercecchè venivagli recato cibo per un corvo, ed il Signore operava per mezzo suo molte grandi cose di fatta, che gli angeli entravano in ragionamento con lui. Svariate bestie ancora correvano alla sua cella, e si prostravano all’orme di lui. E si sentì di cielo che diceva: “Erasmo scendi alla tua città”; e subito si rizzò, e discese in Antiochia, ed essendo giù venuto, molti che sentivansi travagliati da spiriti immondi gli si facevano davanti, allora il beato Erasmo imponeva lor le mani a nome del Signore, e detto fatto ne tornavan salvi; ancora convertiva parecchi per mezzo del battesimo al Signore. Or come coteste cose udiva Diocleziano comandò, ne fosse fatta presura, e menato al suo cospetto.
S. Erasmo interrogato dall’imperatore Diocleziano
Il che recato senza indugio ad effetto, l’imperatore, sedendo a scranna da giudice, entrò ad interrogarlo: “Chi estimi tu di essere, o a qual gente pertieni tu?”.
“Io mi son cristiano, ed il cristianesimo confesso”.
            E qui vuolsi innanzi tratto notare, il beato avere non solo anima buona, ma essere bello della persona, e volto meglio di angelo, che di uomo, occhi vivi, e scintillanti come raggi di sole, favella dolce, e sonora: intrepido non pertanto, e nulla temendo rispondeva. Al quale l’imperatore:
            “Contentati”, disse, “di sacrificare a’ miei numi”.
            “O imperatore, cessi Iddio, che io giammai alle pietre, ed alle statue, alle quali tu ti rendi simile, faccia sacrificio; ma io sacrifico al Dio vivo il quale creò cielo, terra, e mare e tutte cose, che si stanno in esso (Psalmo 145, 6); l’anima mia servirà solo a Lui, a te unquamai consento”.
            A questo l’imperatore acceso d’ira impose ai littori, venissero percossi i fianchi di lui con piombaiuole. Ed egli in quel che si sentiva battuto volse il guardo al cielo, e disse: “Grazie, o Signore Gesù Cristo, che sei la via di coloro che ai tuoi veraci detti aggiustan fede, per la quale si aggiunge dove l’anima mia anela: soccorri al tuo servo, acciocché non lo ingoi l’abisso della morte”.
            A che l’imperatore: “O Erasmo, io osservo te giovine, provvedi alla tua vita, porgi ostia alle nostre divinità, e ti avrai oro ed argento, e vesti inapprezzabili, e grande stato nella mia reggia”.
            “O lupo rapace, seduttore delle anime, i tuoi doni non mi separano dalla carità di Cristo, non l’oro, non l’argento, né le tue vesti del più gran pregio del mondo. Sien queste cose con esso teco nel giorno della tua perdizione; ed io all’incontro mi ho l’armatura della fede, cui l’inferno non vale a sprezzare. Ahi! Misero di te, cui eterna fiamma è preparata laddove arde l’angelo delle tenebre, a cui, come figlio a genitore, sei simigliante”.
             L’imperatore invelenì di rabbia, e fe’ cenno, che il beato con bastoni fosse pesto: e comecché per ben due volte si avvicendassero nel suo dorso a tre stanchi ministri altri littori, alcuna lividura non appariva su le sue spalle. Onde tutta la plebe dava in su le grida: “O davvero ch’è grande il Dio dei cristiani, il quale opera in costui tanta virtù”.
            Lo imperatore soggiunse: “Popoli la sbagliate, questi esercita l’arte di fattucchieri”.
            A cui il confessor di Cristo disse: “E non sei tu come quel diavolo, il quale fece opera di cacciar via di paradiso i progenitori? Empio carnefice, dracone d’iniquità, maestro di maleficî, la mia arte, se àssi a dire tale, la è Cristo il figliuolo di Dio vivo, cui la Vergine Maria ingenerò dello Spirito di Dio, cui i profeti vaticinarono dover avvenire, che perdona i peccati del mondo, e fuga le tenebre di nostra ignoranza, che ti percuoterà in eterno, ed a cui tu altresì renderai ragione”.
            L’imperatore bollente d’ira ordinò, venissero acciaccate le carni del beato a colpi di ferree catene: e quegli giulivo cantava il profetico salmo: “Han cangiata Gerusalemme in un tugurio da custodi di pomi” (Psalmo 78).
Quindi l’imperatore fatto a ministri liquefare piombo, pece, zolfo con cera, resina, ed olio volle, si versasse su del martire, a cui stava dappresso l’angelo del Signore che gli porgeva conforto: e però rivolto all’imperatore:
“Dove”, disse, “mirano le tue minacce? Dove il furor tuo? Tu anzi recasti al mio corpo refrigerio grande”.
Di che tutta la plebe gridava: “Lascia pure andare l’uomo giusto, ed il vescovo della sua città; perché il Signore de’ cristiani opera con lui”.
E tantosto si sentì forte tremar la terra, e un balenar di luce vermiglia ed un tuonar cupo, che quasi parea si morisse la terza parte del popolo. Ma l’angelo del Signore stava col beato, il quale conduceva gli acciecati uomini alla fede di Cristo. E l’imperatore giudicando, la città per ira di Dio ruinasse, fuggiva, al popolo dicendo: “Questi, che voi vedete, bestemmia gli dei; imperciò tanto spavento è fatto”. Ed infiammatosi di sdegno, comandò il martire in prigione si cacciasse, e si ponesse in su del collo, e su le mani di lui sessanta libbre di ferro con divieto, che qualunque si fosse trovato, che pòrto gli avesse gocciolo di acqua, venisse dannato nel capo. E poscia sigillate le porte del carcere del suo anello, riducevasi al suo palagio.
Or in su la mezza notte il beato chiamò al Signore dicendo: “O Signore Gesù Cristo affretta, e levami, affinché il nemico non meni vampo su del tuo servo, né abbiano a dire i popoli dov’è il suo Dio”. Ed eccoti risplendere la prigione, e come se fosse stata sparsa di aromati, gittare odore, e si videro come dodici candelabri d’oro, che fiammeggiavano avanti il beato Erasmo. Mercecché l’angelo del Signore era entrato a lui dicendo: “Erasmo, ecco io son venuto a te” e tantosto si fu liquefatto il ferro, come se cera stata fosse, ed in mezzo di quelli stava cantando, e benedicendo al Signore: “Sii benedetto tu, o Signore, che creasti il cielo, e la terra, a cui sono a legioni gli angeli, e gli arcangeli, ed il novero dei martiri, i quali hanno per amor tuo patito, che usasti misericordia col tuo servo, e cavasti l’anima mia dalle mani dei nemici miei, secondoché liberasti, (Daniele 3) Sidrac, Misael, ed Abdenago del seno dell’estuante fornace, e (Daniele 6) dalle mani del re Nabucco, e (Daniele 13) Daniele tuo servo della fossa dei lioni recatogli alimento per Abacucco il profeta, e come difendesti Susanna dal falso delitto”.
            E l’angelo del Signore a lui: “Erasmo levati, muovi meco alla volta d’Italia; colà il Signore ti concederà la vita eterna ne’ secoli”.
            E secondo colomba di Cristo raccolte le penne posò nella città di Sidugrido[2]. Nell’altro giorno di poi l’imperatore correndo presso la prigione trovò i suggelli del suo anello, ed avendola dissigillata, comandò ai ministri dicendo: “Menatemi quel grande, il quale stimò per nonnulla i miei dei”.
            Ma entrati nella carcere nol trovarono, e videro il ferro fatto come cenere, e si sentì una gran voce: “Noi non trovammo quell’uomo; mercecchè questo esso ferro sembra essere cenere”.
            Il che non prima ebbe udito l’imperatore, che dettesi forte della mano in fronte dicendo: “Ahi! Lasso: a che è venuto il mio reame! Che ne dirà il popolo?”.
Mercecché vennero quasi quarantamila uomini, e donne allo spettacolo del soldato di Cristo, le vedove, e gli orfani cercavano il vescovo gridando: “Che cosa faceste voi mai? Rendete alla città l’uomo giusto”.
Allora l’imperatore compreso da tema disse, che gli dei se lo ebbero innalzato al cielo, e si fu ei liberato con gran premio. Essendo venuto in Sidugrido il beato Erasmo, ed avendo assai rigenerati con le acque battesimali a nome di Cristo, operava tutte cose con virtù: mercecché gl’infermi, ed i ciechi con le orazioni facevano sani.
            E’ v’avea certo uomo riguardevole di gran lignaggio, e de’ maggiorenti della città a nome Anastagio (detto così per anticipazione: cioè fu poi dopo il battesimo così chiamato), il cui figliuolo era morto, ed il cadavere n’era portato al sepolcro; or era stato comandato dal Signore al beato Erasmo, ch’ei il tornasse vivo, ed il beato toccando la bara di lui disse: “Anastagio, se credi nel Signore Gesù Cristo, il quale è nato per lo Spirito Santo da Maria Vergine, tu riceverai redivivo il tuo figliuolo”. Conciosiaché una gran moltitudine di popolo meravigliava a queste parole.
Anastagio proruppe in dire: “E tu puoi rivocare a vita il mio nato?”.
“Non io, ma il Signore Gesù Cristo cui servo”.
“Se tu mi avrai vivo il mio figliuolo ritornato, io, e la mia famiglia, e questo popolo crederemo”.
Quindi il beato Erasmo comandò, che si scendesse giù quel cadavere, e segretamente tratti in disparte il padre, e la madre di lui, gittatosi in orazione presso a quel cadavere sclamò: “Giovine levati su (cfr. Marco 5, 40-41) in nome di Gesù Cristo”.
Ed eccoti quegli ritornare a vita, e levar gridi al padre volgendosi: “Veramente grande è il Dio dei cristiani; noi finora abbiamo errato: che cosa sono gli dei per noi venerati? Li vidi io là nell’inferno non aver riposo dai tormentatori: solo è grande il Signore di questo Erasmo”. E credette Anastagio, e la casa, e tutto quel popolo, ed in quell’ora ricevettero il battesimo presso quarantamila.
Allora il beato esclamò con alta voce: “Io ti ringrazio, o Signore Gesù Cristo; perché ti adunasti un popolo nella via della verità, perciocché tu dicesti nell’evangelica voce: Dimandate, e riceverete: cercate, e troverete: picchiate, e vi sarà aperto (Matteo 7, 7): benedici questo popolo che ti acquistati (1Pietro 2, 9)”.
E gli venne voce di cielo: “Erasmo, servo buono, che fatichi per me sopra la terra, qualunque cosa ti farai a dimandare ti verrà conceduta”. Ed il Signore benedisse a quel popolo, che credette allora, e distrusse gl’idoli tutti, che venerava.
Erasmo per sette anni ammaestrava il popolo confermandolo nella dottrina di Cristo, e diceva: “Custodite i suoi comandamenti, che ascoltaste, e le meraviglie che operò in voi (Psalmo 118, 2.11); e vestitevi la corazza della fede” (I Tessalonicesi 5, 8).
Giunta fu novella a Massimiano imperatore di quanto intervenuto era nella città di Sidugrido per certo scellerato, e sacrilego uomo a nome Probo, che disse: “Ascolta, o pio imperatore, quali cose sieno state fatte nella tua città, e come il tuo reame è stato deluso, ed i nostri dei non so da quale uomo antiocheno sono stati prostrati, il quale confessa quel Gesù Cristo, che fu crocifisso dagli uomini nella Giudea, sia Dio”.
Il che come prima fu entrato nell’animo all’imperatore comandò, il beato fosse preso: ed egli fu asceso al tribunale, e fattolo al suo cospetto venire, l’interrogò: “Dì tu, o scellerato, qual è la tua religione?”.
Allora il beato Erasmo si tacque, e levò gli occhi suoi al cielo.
L’imperatore soggiunse: “Tu non dici molto?” e comandò  gli si schiacciassero le mascelle, ed il beato Erasmo diè in queste parole: “O lupo rapace, pieno d’iniquità, malfattore, al qual fine perseguiti il servo di Dio?”.
E l’imperatore: “Chi confessi tu?”.
“Gesù Cristo figliuolo di Dio”.
“Forse non è questi quegli, che fu conficcato in croce dagli uomini nella Giudea?”.
“Io son servo di costui”.
“Sii pur tale quale egli si è, e così ti morrai”.
Ma il beato Erasmo sorridendo gli disse: “O ottimo imperatore, bene hai detto in modo che io segua le sue orme, e lo spargimento del sangue di Lui è il nostro lume, il quale se tu vorrai conoscere, e credere in Lui, sarai salvo”.
L’imperatore ripigliò: “Credi tu pure in quello, e la tua gente”.
“Hai ben detto; perché così noi crediamo ed offeriamo sacrifizî di lode, e di giubilo a Colui, che il suo popolo dai peccati ricomperò”.
L’imperatore poi: “Provvedi a te, e piegati a sacrificare ai miei dei”.
A ciò il beato Erasmo rispose: “Se li vedrò, forse sarò indotto a farlo”.
Quindi l’imperatore esultante di gioia con tutto il popolo mosse alla volta del tempio di Giove, e comandò condursi l’uomo di Dio alla città Sirmitana[3], e prepararsi nel tempio degli organi, ed ogni sorta di suonatori.
Queste cose come ebbe a vedere il beato Erasmo gliene pianse il cuore, e levando gli occhi al cielo disse: “O Cristo figliuolo di Dio vivo, assistimi, e manda il tuo angelo, il quale mi dia soccorso, e mi conforti in questo combattimento col diavolo, che mi ha preparato”. Ed essendo entrato nel tempio il beato disse: “Dov’è il dio, che m’imponi ad adorare?”.
L’imperatore poi prendendolo per la mano il mise più dentro al tempio, e gli mostrò una statua di bronzo della grandezza di dodici cubiti, e disse: “Ecco il mio dio, cui io servo”.
E non prima il diavolo ebbe veduto il volto del martire, e dell’atleta di Dio, che cadde giù la statua, e si minuzzò in cenere, ed un grande dracone uscì di quella, ed uccise quasi la terza parte del popolo. L’imperatore poi vedendo essere stato deluso, montò a cavallo, e difilato corse al palazzo percotendosi il petto, e dicendo: “Guai a me! Il mio reame è stato confuso da non so chi uomo di Antiochia”. E la metà del popolo poi gridava: “O santo servo di Dio òra per noi, affinché con ci rechi male questo dracone”.
Allora il beato Erasmo disse: “Credete in Dio, nel quale io credo, e sarete salvi, e non vi lasciate trarre in inganno”. Il beato Erasmo comandò al dracone, che non osasse contaminare di lì innanzi uomo di sorta, e vedendo poi tutta la calca dei cristiani quante meraviglie operava Dio pel suo servo, con alta voce dava lodi a Cristo. Il beato soggiunse: “Ecco quali virtù Cristo adopera per via di chi crede in Lui (Luca 2)”.
E ricevettero il lavacro del battesimo dal beato quasi quarantamila uomini; mercecché pareva come combattimento in cielo, e spettacolo di angeli, e della parte del diavolo, la quale tuttora combatteva. Allora il beato Erasmo levò gran voce: “Gloria nell’alto de’ cieli a Dio, e pace in terra agli uomini di buona volontà” e tutto il popolo che si era convertito a seguire Dio rispose: “Amenne”.
Tutta la città Sirmitana poi si turbò, ed atterrito l’imperatore spedì una soldatesca armata, e comandò, tutti coloro i quali si erano convertiti a Dio, venissero uccisi di spada. Furono morti da trecento trenta uomini, i quali s’ivan raccomandando alle orazioni di s. Erasmo martire, ai quali disse: “Andate pur lieti a nome del Signore alla città santa, che Dio v’ha acconcia, ed io dopo non guari vi verrò”: V’avean poi degli angeli, che correvano su per le nubi del cielo, ricogliendo le anime di quei martiri trionfanti per sì glorioso patire, e venne una voce di quei, che andavano in cielo: “La via dei giusti si è renduta diritta, ed il cammino dei santi è stato preparato”.
Il che vedendo il beato Erasmo si gratulava, come un buon pastore sopra le agnelle, che menò a Cristo. Ma lo imperatore invelenì di rabbia, e comandò farsi una tunica di bronzo affuocata sopra la sua persona, e che gli venisse strettamente affibbiata addosso dicendo: “Ora vedrò se il tuo Dio ti caverà delle mie mani”.
Ed il beato Erasmo incontro: “O carnefice pieno d’iniquità, figliuolo del diavolo, loda pure la tua svergognatezza; perché sei più tristo di un cane, io ti ho detto, ed ora ti ripeto, non temo io tue minacce, e se ne farai più acerbe, il mio cuore non entrerà in timore alcuno”. E si segnò di croce, e si vestì la tunica, che saettava fuoco addosso, cantando il profetico salmo (Psalmo 85): “Entrammo nell’acqua, e nel fuoco, ma tu ci hai tratti fuori in luogo di refrigerio, e ci hai provati (Sap. 3) come oro nella fornace, e ci hai ricevuti come vittime di olocausto”. E detto fatto la tunica di fuoco, che aveva vestito, ammortò ogni ardore, e si rendé fredda a maniera di neve di fatta, che niuna scottatura sopra di lui fossesi trovata.
Allora il beato Erasmo disse: “Ecco, o imperatore, sei confuso una col tuo genitore il diavolo, col quale sarai per abbruciare nell’infernale ardore; mercecché il mio Signore Gesù Cristo mi liberò”.
Il popolo poi dava in su le grida dicendo: “È il vero, ch’è grande il Dio dei cristiani, il quale opera tante virtù per costui”.
L’imperatore rispose: “Le sono quelle arti de’ fattucchieri, che comanda il fuoco, e prende inganno dei nostri numi”.
Al che il beato Erasmo “O stoltissimo imperatore, quali stimi sien mie fattucchierie? Le mie arti, se tali hanno a chiamarsi, sono Cristo figliuolo di Dio vivo: quegli, che impera, e si ride delle tue divinità, le pietre, ed i tuoi sordi bronzi fabbricati dagli uomini, alle quali tu sei simile, da che Gesù Cristo è vivente, e vince con le virtù”.
L’imperatore soggiunse: “Fin quando posso io portare tue ingiurie?”.
“Ancora io fo le meraviglie dell’impudenza della tua fronte; perché non ti prendi alcuna vergogna”.
            Allora l’imperatore comandò ai suoi ministri, prepararsi una caldaia capevole di venti secchie, e mescolarsi piombo, e pece insieme con cera, resina, ed olio, e riempirsi a ribocco, ed appiccarvi il fuoco; e venne empiuta a capello dai suoi ministri la caldaia, e bolliva, ed ondeggiava, come mare. Allora il beato Erasmo disse all’imperatore: “La è questa caldaia il mio refrigerio”.
Laonde fattosi il segno di Cristo discese in essa, e subito la voce (Psalmo 28) del Signore sopra le molte acque, il Dio di maestà si fé sentire; e si riversò una ondata della caldaia, e ne fu bruciato, e cotto l’imperaore, il quale saltò su dolorando a gridare: “Io brucio, o uomo di Dio, òra per me”.
Allora il beato Erasmo disse: “Guai a te! O lupo rapace, guai alle fiamme, che a te preparò Iddio insieme col tuo genitore il diavolo, ed ai ministri di lui, io so che il tuo cuore si è indurito; ma atteso questo popolo a te d’intorno, ti coglirà bene”. E quel dolore si ristette, e parecchi poi in quell’ora cedettero.
L’imperatore poi vide essersi deluso, e comandò, si serrasse in una stretta prigione, e si catenasse con un grosso peso di ferro, ed essendovi il beato entrato gli apparve un giovine simile al figliulo di Dio, e chiamandolo gli disse: “Erasmo, levati su, mi son io l’angelo Michele, che son mandato a te per menarti nella provincia di Campania in una città, la quale si chiama Formi, ad insegnare il popolo”. E prendendolo dalla città Sirmitana, ed aggiungendo a certo luogo detto Curiano[4] trovò una navicella da Dio medesimo accinta, ed il trasportò nella provincia di Campania.
Nel dimani poi l’imperatore arrovellato si turbò per non averlo trovato, dicendo che Dio l’avea tolto. Ma il servo di Dio, e martire di Cristo venne, e si fermò nella città di Formi con una schiera di angeli, e per sette dì stava tranquillo. L’angelo del Signore poi ogni dì gli porgeva il pane, ed udì voce di cielo dicendo: “Erasmo vieni, e riposa nella città, che Dio ha preparata ai tuoi fratelli martiri, e profeti; e ricevi il frutto del travaglio; mercecché per mezzo tuo sono stato onorato in cielo, ed in terra”.
E guardò su Erasmo in cielo, e vide una corona indicibile, ch’era per andare all’incontro di lui con grande gloria, e cori di apostoli, e di profeti, ed inchinò il capo suo ed adorò al Signore, e disse: “O Signore Gesù Cristo ricevi l’anima del tuo servo”. Ed avendo fornita l’orazione si morì, e fu veduta l’anima di lui meglio bianca che neve, ed in qual modo venisse condotta dagli angeli con grande gloria, e con loro entrasse nel cielo nel 2 giugno. Quindi il beato Erasmo scioglieva le preghiere al Signore per le vedove, e per gli orfanelli dicendo: “O Signore Gesù Cristo, unigenito figliuolo di Dio padre, il quale mi facesti riposare nel mio luogo, ch’è il sito della tua abitazione, fa sì, che chi mi dimanderà alcuna cosa in nome tuo riceverà  la sua mercede ognidì, io Erasmo non partirò di questo luogo”. Trionfò poi il martire di Cristo in cielo, e si sentì una voce chiarissima dicendogli: “Erasmo servo buono, qualunque cosa tu dimandasti, riceverai, entra nel gaudio del tuo Signore, e banchetta coi giusti, ed eletti del Signore nei secoli”.
Passò poi di questa vita, imperando Diocleziano, e Massimiano, il due di giugno il beato Erasmo regnante con Gesù Cristo Signore nostro, cui si deve onore, e gloria nei secoli de’ secoli.

ALTRE NOTIZIE – Sant’Erasmo – Martire del IV secolo
Erasmo è nome di origine greca ed ha il significato, assai bello, di ” desiderato ” o meglio ” amato “.
Sant’Erasmo fu Vescovo di Formia, in Campania, e sul suo conto esistono favolose leggende nel quadro della persecuzione di Diocleziano, agli inizi del IV secolo. Si dice infatti che fosse Vescovo in Asia Minore, nella Siria, e che per sfuggire ai persecutori venisse rapito da un angelo e trasportato a volo nell’Illiria, cioè nell’odierna Dalmazia. Qui convertì moltissimi pagani, prima di essere scoperto e catturato. E di nuovo un angelo lo salvò in volo, trasportandolo sulle coste della Campania. Divenne allora Vescovo di Formia, ma per breve tempo. Morì di lì a poco per le ferite riportate nei due supplizi e perciò ebbe il titolo di Martire.
L’unico dato sicuro di questa fantasiosa vicenda è la presenza, a Formia, delle reliquie di Sant’Erasmo. Quando, nel IX secolo, la città fu distrutta dai Saraceni, le reliquie vennero trasferite nella non lontana Gaeta, e di questa città Sant’Erasmo è ancora venerato come Patrono.
La fantasia devota arricchì la sua figura di particolari suggestivi. Tra le ” crudelissime torture ” che il martirologio gli attribuisce, s’immaginò per esempio, che al Martire venisse squarciato il ventre e fossero strappati gli intestini. Tale raccapricciante supplizio valse a Sant’Erasmo fama di protettore nei mali del ventre e dei visceri, non escluse le doglie del parto.
Per rendere più truce ed evidente la scena del supplizio, gli artisti vi raffigurarono un argano, attorno al quale il carnefice avvolgeva, come una fune, i visceri strappati al Santo.
I devoti della Campania erano quasi tutti marinai. Sui loro navigli non mancavano gli argani sui quali venivano avvolte le gomene. Parve così che Sant’Erasmo si trovasse a proprio agio sulle navi, e venne senz’altro assunto tra i protettori dei marinai, numerosi quanto lo sono i pericoli del mare.
A bordo, il nome di Erasmo si mutò in quello di Elmo, ed ebbe un curioso seguito. Le spettrali fiammelle che si vedono, o si vedevano un tempo, sugli alberi e i pennoni delle navi, prima o dopo le tempeste di mare, e che sembra siano dovute a scariche di elettricità statica, vennero dette comunemente ” fuochi di Sant’Elmo “. Si volle, cioè, attribuirle alla protezione che il Santo sicuramente non avrebbe fatto mancare ai marinai, trasformando la loro nave in una specie di immenso candelabro, implorante la salvezza contro le forze scatenate della natura.

L’Arcivescovo di Gaeta – I nostri Santi Martiri, cristiani autentici
Carissimi fratelli e sorelle,
nell’avere notizia del rinvenimento delle Reliquie di Sant’Erasmo e degli altri martiri conservati nella Cripta della Cattedrale, vi sarete senz’altro chiesto: “Perché si fanno ancora queste cose? Che senso ha il culto delle reliquie? Non sono cose di altri tempi?”. Carissimi, rispondo subito a questi interrogativi dicendovi che questo atto, semplice e insieme solenne, del rinvenimento dei nostri Santi è quasi un riscoprire la loro vicinanza a noi e nello stesso tempo è un affidare alla loro intercessione presso il trono di Dio la Chiesa di Gaeta nel momento storico che stiamo vivendo, caratterizzato dall’urgenza di annunziare e testimoniare Cristo Gesù, salvatore nostro.
Tertulliano, grande scrittore del secondo secolo, asseriva che il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani: il sangue versato dai testimoni della fede, i martiri, da forza e vigore ad altri cristiani per l’accoglienza delle fede e la propria testimonianza verso gli altri.
Proprio così è avvenuto per il nostro territorio nel quale le antiche Chiese sono legate in comunione dalla testimonianza di fede di questi antichi padri: così san Pietro per le antiche diocesi di Minturno e Fondi, così la memoria di sant’Erasmo che lega l’antica diocesi di Formia all’attuale di Gaeta.
Se a noi è giunta la parola di salvezza del Vangelo e se oggi abbiamo il bene delle fede cristiana lo dobbiamo certamente a questi santi martiri, di cui conserviamo con devozione i resti mortali. Parlare allora di rinnovata evangelizzazione per il tempo che viviamo significa volgere il nostro sguardo a loro, che ci invitano ad essere, come loro, autentici discepoli di Cristo Gesù.
Celebrare il rinvenimento delle reliquie vuol dire tornare alle fonti, mettersi dinanzi a questi maestri e testimoni del Vangelo; significa, in definitiva, mettersi in comunione reale con loro, cosicché la presenza dei santi martiri venga resa attuale in mezzo a noi, rinnovando, attraverso il culto, un’autentica vita cristiana.
Se entriamo in più stretta comunione con i Santi patroni di necessità vivremo in più forte comunione nella nostra Chiesa: di questo sarà segno e frutto il cammino del Sinodo diocesano, che per grazia di Dio vogliamo insieme intraprendere come risposta di amore a
Cristo, alla sua Chiesa e all’uomo di oggi.
L’esperienza del Sinodo diocesano sarà un camminare insieme ai Santi e tra di noi: il ritrovarsi di queste reliquie in un solo luogo così significativo come la Cattedrale, ci mostra
la via di una unità profonda e radicale. Questi Santi, provenienti da diversi luoghi della nostra Arcidiocesi, ora si trovano riuniti insieme: perciò anche noi, provenienti da diverse zone della nostra unica Chiesa, dobbiamo convergere, camminare insieme verso il comune obiettivo di annunziare Cristo con la nostra vita e le nostre parole.
Carissimi fratelli e sorelle, lasciate che indichi qualche via pratica che il rinvenimento delle reliquie ci offre per incamminarci insieme verso il Sinodo.
In primo luogo c’è il sentiero della nuova evangelizzazione. Nella vita di sant’Erasmo si dice che egli predicava ininterrottamente per sette giorni, ossia che egli sempre predicava annunciando il Vangelo con la parola e la vita. E’ proprio quello che dobbiamo fare anche noi cristiani di oggi: dire la fede e non nasconderla, annunciare Cristo con le opere della nostra vita ciascuno secondo la condizione di vita cristiana che vive, perché tutti siano raggiunti dall’incontro con Cristo.
C’è poi il sentiero della testimonianza. Sant’Erasmo ha predicato e ha testimoniato fino al sangue la sua completa fedeltà a Cristo. Questo per noi è invito a vivere in pienezza l’amore a Cristo e l’impegno per il Vangelo. Affermava il grande Papa Paolo VI che essere oggi veri cristiani vuol dire essere a volte eroi. Proprio così! Essere coerenti con la nostra fede nei vari luoghi della vita sociale, aggregativa o familiare può, a volte, comportare derisione, indifferenza o contrapposizione. Ed è proprio in queste situazioni che siamo chiamati ad essere martiri, ossia testimoni fedeli del Signore, pronti anche a soffrire per Lui.
Infine si apre il sentiero della comunione e dell’unità. Gesù nel Vangelo predica e prega per questa unità tra i suoi discepoli. La fonte allora di questa unità di fede, di intenti, di energie dei credenti è solo Cristo Gesù. La nostra stessa devozione ai Santi è comunione con loro e comunione tra noi che li veneriamo in quanto fedeli discepoli di Cristo.
In questi semplici ma impegnativi sentieri vi invito a vivere con intensità l’evento del rinvenimento delle reliquie di sant’Erasmo e degli altri Santi conservati nella Cripta della nostra Cattedrale di Gaeta: questo può essere un preciso ma significativo primo passo per
il cammino sinodale.
Ogni Forania e ogni Parrocchia preparino questo evento con spirito di fede e di impegno a Cristo, che ci chiama tutti a seguirlo. I pellegrinaggi che si faranno per venerare le Reliquie suscitino forte slancio alla devozione per questi nostri Santi Patroni, che ci hanno generato alla fede cristiana e, nello stesso tempo, rafforzino la volontà di testimoniare l’amore totale a Cristo proprio sull’esempio lasciatoci da essi.
Camminiamo insieme verso i nostri Santi patroni, camminiamo insieme verso Cristo Gesù, Salvatore di tutti gli uomini.
+ Fabio Bernardo
Arcivescovo

SANT’ERASMO VESCOVO E MARTIRE- TANTE NOTIZIE E INFORMAZIONIultima modifica: 2012-05-20T19:58:00+00:00da pace2005
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